La storia che si ripete: CAFE’ RACER

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    Dovremmo parlare di miti intramontabili o di sensazioni di ritorno, magari di un’esagerazione nell’andare avanti che fa decidere di tornare indietro. 

    O forse semplicemente moda che torna come tornano i jeans a vita alta o i pantaloni a zampa d’elefante. Insomma si va avanti ma poi si ripercorre sempre la storia. Per passione, nostalgia o per rispetto.Più che mai risuona in questi ultimi due decenni la frase “una volta era diverso” con accezione negativa, alludendo a un peggioramento e a un declino.

    Il motociclista va alla ricerca di sensazioni, passioni forti e di relazioni instaurate con il proprio mezzo. Il motociclista va alla ricerca di moto con personalità propria, capace di spaventare ed emozionare, di bestie nude e crude, che ti costringono a conoscerle bene ed affinare le proprie capacità per trovare il loro limite e non farsi più disarcionare. Non piacciono i mezzi facili da guidare che poi non ti regalano niente.

    Emozioni Cafè racer

    Tra pilota e mezzo deve nascere un vero amore e come tale devono esserci emozioni, passioni, complicazioni e litigi; ma questo non vuol dire che tutti cerchino la prestazione o i cavalli infiniti. L’innovazione si pone l’obbiettivo di migliorare la qualità della vita dell’uomo e in quest’ambito l’elettronica negli ultimi vent’anni si è fatta prepotente ponendosi come protagonista in fatto di ricerca. Le due ruote non sono esenti dal campo in cui questa scienza sta dominando.

    L’ elettronica, ormai, è una componente fondamentale nel mondo automotive; esistono persone che addirittura ritengono che ormai sia l’unica via di sviluppo in un mondo in cui si ritiene che sia meccanicamente molto vicino al suo massimo. é grazie a questa che ora puoi letteralmente scegliere il carattere del tuo mezzo in base alle tue esigenze, puoi avere un’endurona da 160 cv che all’occorrenza diventano 100 con un semplice tastino, inoltre la tua moto sa quanto frenare in base a quanto sei inclinato attraverso una piattaforma inerziale con accelerometri (ABS-CORNERING: per farla semplice una serie di sensori simili a quelli che permetto allo schermo del tuo telefono di ruotare in base alla sua posizione), inoltre esiste il Ride by Wire ovvero una serie di controlli elettronici che decidono quanto gas dare e quindi di quanto si deve aprire la valvola a farfalla per avere la coppia ottimale in quell’istante indipendentemente da quanto sia girata la tua manopola del gas e poi i vari controlli di trazione fino ai launch control per domare i caratteri più forti nelle partenze più race.

    Insomma hanno reso le moto più facili e più alla portata di tutti e di tutte le situazioni: l’hanno resa più quotidiana. Hanno reso possibile gli spostamenti casa-lavoro, lavoro-casa con 160 cv sotto la sella e quindi hanno dato la possibilità di considerare la propria moto come primo mezzo di trasporto. Insomma gli aspetti positivi di queste innovazioni sembrano innumerevoli, eppure sembrano togliere entusiasmo a molti appassionati; molti di loro, forse, preferirebbero avere meno cavalli ma essere liberi di sfoggiare le proprie doti da centauri.

    E’ possibile allora che siano questi elementi che abbiano portato le case a decidere di riportare in vita il segmento delle Cafè Racer segnando cosi anche la ricomparsa di alcuni marchi storici che da anni non si incontravano per strada e nuovi marchi dedicati a questo ramo in rispolvero.

    Andando in giro è sempre più frequente incontrare appassionati, o comunque motociclisti, che portano in giro il loro nuovo mezzo vintage e rétro. Il termine “vintage” è un attributo che viene usato per descrivere un oggetto di qualità prodotto almeno vent’anni prima. Gli ultimi vent’anni sono stati segnati da una profonda crisi economica che ha segnato anche le mode cittadine, aumentando sul suolo la presenza di negozi compra-vendita e di rivendita dell’usato.

    In questo modo le persone hanno avuto la possibilità di acquistare allo stesso prezzo oggetti datati ed usati ma di qualità comunque superiore rispetto ad oggetti nuovi prodotti con lavorazioni e materiali scadenti. In poco tempo si è diffusa così la moda del “vintage” e anche il settore motociclistico europeo e americano si è voluto allineare a tale necessità creando linee “ad hoc”, segnando un ritorno al passato sia nelle linee che nella purezza della meccanica soddisfando così le esigenze dei più modaioli, ma anche dei centauri più appassionati.

    Con il termine Cafè Racer ci si riferisce ad un segmento di moto nato in Inghilterra negli anni sessanta: erano quelle moto che venivano modificate artigianalmente e amatorialmente. Chi preparava queste moto lo faceva per partecipare a gare clandestine e spesso le modifiche consistevano nell’eliminazione di tutti gli elementi di serie inutili per tali corse.

    Cafe racer - Ace Cafe

    Quello che accomunava i piloti che partecipavano era che poi si sarebbero ritrovati tutti in un bar a raccontare gli esiti delle gare. Il più famoso di questi bar è l’inglese Ace Cafe. Ad oggi il significato risulta un po’ variato: ora ci si riferisce a moto dall’aspetto sportivo ma rétro, prodotte dalle case con pezzi di serie.

    Quella che io personalmente considero la capostipite della moda Cafè Racer moderne è la BMW R Nine T, moto la cui produzione è iniziata nel 2014 per festeggiare i 90 anni di produzione di moto da parte di BMW (Motorrad). Questa “vintage naked” è piaciuta talmente tanto che ha portato BMW a creare un ‘intera linea in due anni, oltre a quella classica esistono ora i modelli: Urban, Scrambler e Racer.

    BMW R Nine T

    Essa nonostante non sia una moto destinata al mondo delle gare è stata progettata con elementi del tutto sportivi come il telaio a traliccio in acciaio, tipico del mondo race per la leggerezza (ma comunque più robusto e pesante di quelli in alluminio) e per la resistenza alla torsione che permette alla moto di essere agile anche a velocità sostenute; inoltre essendo in acciaio, cioè una lega di ferro e carbonio, ha caratteristiche importanti come un’alta rigidezza (capacità di resistere alla deformazione elastica) e facilità di lavorazione. Inoltre è stata predisposta per il mondo Custom (in linea con la filosofia del passato) dando la possibilità di eliminare una parte di telaio per renderla monoposto e oltre a questo è stata prodotta lasciando spazio molte altre modifiche scelte dal consumatore. Infine monta un propulsore Boxer da 110 cv privo di elettronica, se non la presenza del’abs standard Bosch. Da questo modello sono rinate poi le vecchie e famose Triumph, Moto Guzzi e Royal Enfield. NUDE E PURE.

    Articolo completo: Motostorepremium.com
    Autore: Federico Noseda

    Studente di Ingegneria 

    Pagina: A tutta piega

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